Telenuovo di Redazione , 04/11/2026 16:30

È morto il regista Tinto Brass. Zaia: "Grande veneziano, libero, irriverente e anticonformista"

Tinto Brass
Tinto Brass

È morto stamattina intorno alle 10.30 a Roma il regista Tinto Brass. Ne danno notizia all'ANSA la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass. Per ora la famiglia prevede per i funerali una cerimonia strettamente privata. Era nato a Milano il 26 marzo 1933.

Con Venezia "madre, moglie e amante" sempre nel cuore e con la intatta determinazione a non scindere il suo lavoro tra quello di regista militante e quello, successivo, più leggero. Tinto Brass si era presentato così in occasione dell'ultimo evento pubblico che lo ha omaggiato a settembre quando a Venezia, in occasione dell'ultima Mostra del Cinema, è stato presentato in versione restaurata in 4K il film del 1967, 'Col cuore in gola' con Jean-Louis Trintignant e Ewa Aulin, presente al Lido per l'evento.
    In un messaggio letto, durante l'incontro al Lido, dalla moglie Caterina Varzi, che si era interrotta un paio di volte per la commozione, Brass aveva notato che ogni evento "si inserisce in una continuità che fa della memoria e del destino i suoi punti di riferimento. Non esistono un punto di partenza e un punto di arrivo: esiste solo il punto in cui sono. Ed è per questo che, pur non potendo essere con voi, in qualche modo ci sono, 'Col cuore in gola'. Me ne duole, certo: ragioni di salute sopravvenute mi rendono arduo il viaggio da Isola Farnese, dove vivo, a Venezia, e sono costretto, a malincuore, a rinunciarvi".

Dopo aver ringraziato, fra gli altri, la Biennale, la Mostra, il Csc, Netflix e il Sngci che gli ha assegnato quest'anno il Premio Bianchi, Brass prendeva atto: "un riconoscimento a cui tengo. Lo ricevo con soddisfazione. Io, che ai riconoscimenti ufficiali ho sempre dato poco peso, questo me lo tengo stretto: non ci sarà un'altra occasione". Che il film "ritorni sullo schermo restaurato in 4K proprio a Venezia, dove tutto ebbe inizio, è una gioia immensa che è anche il segno di un ritorno a casa. Un legame viscerale mi lega a questa città. Come dico spesso: 'Venezia mi è madre, moglie, amante", aveva osservato il cineasta.

 

Da questo rapporto appassionato "deriva in buona parte la cifra stilistica del mio cinema. Già ai tempi di Chi lavora è perduto, il mio amico Scarabello diceva che negli anni non ci sarebbero stati né Venezia né i veneziani; mentre io ho sempre sperato che si sbagliasse". Sia "che mi occupi di temi politici, storici e sociali, sia che mi dedichi all'erotismo, da esso discendono infatti la centralità del montaggio, l'ossessione figurativa, i giochi di macchina e di parole, l'ironia, l'autoironia, la sensualità e lo sberleffo carnale, la cifra non di rado grottesca e paradossale, hard, iperbolica e surreale del mio cinema, la rabbia beffarda, sulfurea e anarchica che lo percorre. Nel mio cinema quindi non c'è una frattura tra un primo periodo impegnato e militante e un secondo periodo leggero e superficiale".
    Partiva in quegli anni "da un'idea semplice: se la storia si mette a correre, il cinema non può continuare a camminare. Proprio per questo - aggiungeva - era il momento di osare, di sperimentare ibridazioni spericolate. Solo così non avrei perduto i miei spettatori di domani".

ZAIA

"Ci sono registi che cercano il consenso del pubblico e altri che hanno il coraggio di sfidarlo. Tinto Brass apparteneva a questi ultimi. Un artista libero, provocatorio, ironico, capace di attraversare oltre mezzo secolo di cinema senza rinunciare alla propria identità. Con la sua scomparsa perdiamo una delle personalità più originali e anticonformiste della cultura italiana, un veneziano che ha fatto della libertà creativa la propria bandiera". Così il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda il regista Tinto Brass, scomparso all'età di 93 anni.

"Sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto come il maestro del cinema erotico. Brass è stato molto di più: un grande sperimentatore, un innovatore del linguaggio cinematografico, un autore che ha saputo rompere schemi e tabù, affrontando anche la censura pur di difendere la propria visione artistica. Non ha mai cercato di piacere a tutti - rileva Zaia -, e forse proprio in questo risiede la sua grandezza. Aveva uno spirito profondamente veneziano, fatto di irriverenza, curiosità, indipendenza di pensiero e di quella sottile ironia con cui Venezia, da secoli, guarda il mondo".

"C'è qualcosa di particolarmente significativo nel fatto che, appena due mesi fa, la Mostra del Cinema di Venezia abbia voluto rendergli omaggio con la proiezione restaurata di Col cuore in gola, uno dei suoi lavori più innovativi. Un ritorno ideale nella città alla quale era profondamente legato, quasi un cerchio che si chiude. È stato anche un invito a riscoprire la complessità di un autore che non può essere racchiuso in una sola definizione". "Tinto Brass - conclude - ci lascia una lezione che va oltre il cinema: la cultura ha bisogno anche di chi osa, di chi rompe le regole, di chi ci costringe a guardare la realtà da prospettive diverse. Non è necessario condividere tutte le scelte di un artista per riconoscerne il talento e il coraggio. Venezia e il Veneto salutano oggi un protagonista della nostra storia culturale. Alla moglie Caterina, ai suoi familiari e a quanti gli hanno voluto bene rivolgo il mio pensiero e un sincero abbraccio".

STEFANI

Con la scomparsa di Tinto Brass, il Veneto e il cinema italiano perdono una figura di grande originalità, un autore che ha fatto dell'anticonformismo e della libertà espressiva i tratti distintivi del proprio percorso artistico". Così il presidente del Veneto Alberto Stefani ricorda il regista scomparso oggi a 93 anni.
   "Profondamente legato a Venezia - prosegue Stefani - Brass ha attraversato decenni di storia del cinema con uno stile inconfondibile, senza mai cercare di conformarsi alle convenzioni. Provocatorio, irriverente, capace di dividere e di far discutere, ha costruito un linguaggio cinematografico personale, lasciando un'impronta riconoscibile anche oltre i confini italiani. Il suo rapporto con Venezia era qualcosa di speciale. Un legame che la città ha voluto riconoscere anche quest'anno, quando la Mostra del Cinema gli ha dedicato la serata di preapertura dell'83/a edizione, con la proiezione in prima mondiale della versione restaurata in 4K di 'Col cuore in gola', il film del 1967 che testimonia la sua ricerca artistica e la sua capacità di sperimentare. Un omaggio che oggi assume un significato ancora più intenso: il cinema veneziano e il Veneto perdono un autore che, pur essendo nato altrove - conclude - aveva scelto Venezia come luogo della propria identità e della propria vita".