Cisl: "Il Veneto non è un Paese per giovani, stipendi più bassi di Emilia-Romagna e Lombardia"

Il Veneto non è un Paese per giovani, almeno dal punto di vista dei salari e della progressione di carriera. I lavoratori tra i 25 e 29 anni della regione percepiscono, in media, una retribuzione standardizzata di 21.467 euro annui. Cifra inferiore sia ai coetanei dell'Emilia-Romagna (21.951 euro), sia soprattutto a quelli della Lombardia (23.051). Il tema del divario salariale veneto rispetto alle regioni contermini è al centro del rapporto di Cisl Veneto, curato da Fondazione Corazzin.
Lo studio ha analizzato, da un lato, l'andamento dei redditi, confrontandolo anche con quello di territori vicini, dall'altro, le dichiarazioni 730 presentate ai Caf Cisl del Veneto. Non solo, tale divario tende ad ampliarsi nelle fasce d'età successive e i lavoratori under locali hanno prospettive di incrementare la propria busta paga minori rispetto ai colleghi dei territori vicini. In Veneto, infatti, il salario standardizzato cresce del 23,8% tra la fascia 25-29 anni e la fascia 40-44, fino a 26.569 euro. In Emilia-Romagna l'aumento si attesta al 27%, fino a 27.869 euro, in Lombardia lo stipendio, a fine periodo, supera i 32mila euro annui, con una crescita del 39,1%, oltre 15 punti in più rispetto al Veneto.
"Noi vogliamo che il Veneto torni ad essere modello di sviluppo e di crescita, per questo serve una strategia di ampio respiro che non si limiti ad interventi congiunturali, ma pensi in grande per fare sistema, per organizzare i distretti, come il biomedicale e la motorvalley emiliana - commenta Massimiliano Paglini, segretario Cisl Veneto -. Per questo al centro della visione deve esserci il ceto medio, legato all'insediamento in regione di attività produttive, professionali e di ricerca: vanno create le condizioni affinché giovani, laureati, professionisti, ingegneri, sviluppatori, ricercatori e altre figure specializzate, oltre che al resto della forza lavoro, scelgano di vivere in Veneto e costruire qui il proprio futuro".
"Possiamo ripartire dall'Aereospazio, come dall'industria della Difesa, aumentando la presenza di grandi operatori come Leonardo, ma dobbiamo anche pensare alla reindustrializzazione di molti settori oltre a difendere le eccellenze che già oggi sono presenti. Per far questo servono una strategia e una regia univoca, a partire dalle politiche per la casa e i trasporti e più in generale del welfare, ma più ancora serve un luogo dove unire le migliori energie, i migliori talenti e le altissime competenze che vengono forgiate dal mondo accademico veneto e questo luogo non può che essere un Consiglio regionale dell'Economia, dello Sviluppo e della Ricerca che costruisca il 'nuovo modello veneto'", ha concluso.

